da Vittorio Supino | Articoli
Il Coronavirus o Covid 19 ha evidenziato e riportato alla ribalta la necessità del saluto come atto comunicativo di contatto con la persona che si ha di fronte o si incontra. I diversi modi di salutare sono così riassunti: Stretta di mano, Inchino, genuflessione, prosternazione, Baciamano, Levarsi il cappello, Abbraccio, Bacio, Agitare la mano, Dare il cinque, Applauso, abbraccio con triplice bacio sulla guancia (saluto massonico).
Come è noto a seguito delle disposizioni ministeriali nell’ottica della prevenzione della diffusione del Corona-Virus sono stati banditi e dunque vietati le forme di saluto della Stretta Di mano, del Bacio, dell’abbraccio, del dare il cinque…
Restano quindi validi e non pericolosi tutti gli altri. Escludendo però il saluto nella forma dell’inchino, genuflessione e della prosternazione, riservati ad ambienti regali o religiosi, resta soltanto quello dell’agitare della mano ben noto nel passato sia che si agitasse la mano destra tesa ed a dita unite sia che si agitasse la mano sinistra tenendo il pugno chiuso.
Certo è che le direttive emanate dal Governo Italiano mentre vietano di salutarsi con in metodi che prevedono una qualsivoglia forma di contatto non dicono in alcun modo quale sia o quale debba essere la forma di saluto da ritenere sicura e comunque, dunque, manifestabile.
Probabilmente, questa riserva mentale, dei Governanti scaturisce dal fatto che hanno il timore di evocare antichi spettri del passato Fascista-Nazista o Rivoluzionario-Comunista.
Ma il malcapitato cittadino come dovrebbe salutare per evitare censure di natura sanitaria o politica e non essere sottoposto a sanzioni e/o ad accuse di istigazione al risveglio di certi fenomeni del passato, peraltro, da ambo le parti, non ancora sopiti o seppelliti?
Io suggerirei, pur sapendo di apparire goffo o bizzarro, di agitare a distanza (almeno un metro e mezzo) tra chi saluta e chi riceve il saluto entrambe le mani destra e sinistra esercitandosi però a tenere la destra alta e tesa e la sinistra con il pugno chiuso.
Finalmente, dunque, avremmo una garanzia di rispetto del protocollo sanitario e della par condicio se magari anche i parlamentari ed i membri del Governo tutto imparassero a salutare come sopra.
Quindi, buon saluto a tutti.
da Vittorio Supino | Articoli
In quest’ultimo periodo della crisi pandemica, nella lotta tra aperturisti e chiusuristi, si passi il termine,lo slogan più abusato da parte di questi ultimi, da quasi tutti i rappresentanti del Governo ed in particolare dal Ministro Speranza, è “prima la salute”… degli Italiani.
In virtù di una simile inderogabile premessa e sulla scorta dei dati sui numeri della pandemia, che vengono sottoposti al vaglio del Comitato Tecnico Scientifico (alias gli esperti immunologi e vari) si sostiene il NO alle riaperture, peraltro, senza indicare, ipotetiche date di cessazione del Lock Down e senza alcuna distinzione tra le varie zone colorate atteso che le Riaperture, come dice qualche esponente del Governo, si programmano e non si annunciano allorquando sono ancorate alla volatilità ed indeterminatezza dei dati relativi all’aumento o alla diminuzione dei contagi.
A supporto dello slogan politico della Tutela che il Governo e i Suoi rappresentanti intendono dimostrare nei confronti della salute degli Italiani pertanto rimangono chiusi, oltre a numerosi settori, quasi tutti gli esercizi commerciali ed in particolare, Bar, ristoranti, cinema. ecc. Sono stati sempre aperti, invece, e lo sono ancora oggi, senza limitazione alcuna, le farmacie, i tabaccai e le ricevitorie del gioco e scommesse.
LA TENTAZIONE DELLE TASSE
Nessun Comitato Scientifico ha mai proposto, però, allo Stato di vietare la vendita dei tabacchi nonostante n Italia, nel 2019, sono attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti, con oltre il 25% dei decessi con età compresa tra i 35 ed i 65 anni. Secondo i dati pubblicati dall’Istat il 5 marzo 2021 tra il mese di febbraio e il 31 dicembre 2020 sono stati registrati 75.891 decessi nel Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19 dell’ISS. Se si raffrontano questi dati con quelli di morte per Covid nell’anno 2020 si può notare da subito che i morti per fumo sono superiori a quelli per Covid. Il bilancio relativo ai costi relativi alla spesa sanitaria nazionale mantiene sostanzialmente le stesse proporzioni.
Lo Stato è, quindi, consapevole che il fumo nuoce gravemente alla salute di chi fuma e di chi, passivamente, frequenta un fumatore ma per mettere a posto la coscienza e le casse pubbliche basta scrivere sui pacchetti di sigarette che il fumo fa male alla salute. Infatti con questa frase, quasi magica, lo Stato ha incassato nell’anno 2016, per la vendita di sigarette e affini, 15 miliardi di euro . Togliendo a questa cifra il costo sanitario legato al fumo, lo Stato ha ottenuto un utile di circa 7,5 miliardi di euro.
Lo Stato, quindi da una parte per il Covid afferma che la salute è il bene primario da tutelare ma dall’altra specula su qualcosa che danneggia la salute: il fumo.
Tale circostanza induce ad una riflessione.
La somministrazione di vaccini dovrebbe consentire la interruzione del nefasto trend dei contagi e dei morti mentre l’aumento di fumatori e la persistenza di malati e morti per fumo non vengono combattuti dallo Stato Italiano (e da quasi tutti i restanti Paesi occidentali) atteso che non si rinvengono né si vedono all’orizzonte misure per vietare e/o contenere la vendita ed il consumo di tabacchi che seminano morti e malati.
Lascio ai lettori una attenta riflessione sul punto sperando che il sordo ed interessato Legislatore su proposta di qualche Ministro o Parlamentare possa decidere di anteporre in maniera effettiva la salute degli Italiani sotto ogni profilo vietando o limitando la vendita di sigarette e consentire invece le riaperture degli esercizi commerciali considerato che un pranzo o un aperitivo fanno di certo meno male alla salute di un pacchetto di sigarette.